“Seduto su di una piccola seggiola, guardo fuori dalla mia piccola casa, la pioggia che bagna la terra, e picchetta sui i vetri, le nuvole grigie fanno entrare poca luce dalle finestre, il mio sguardo però, viene catturato improvvisamente da quel pupazzo; e per un attimo, mi torna in mente con molta nostalgia, quel giorno, quando quei ragazzi, irruppero nell’aula durante la lezione di matematica lasciandoci un sacchetto e dentro ci trovai quel pupazzo, si: proprio quel pupazzo che ora sto fissando”
Il furgone carico, mille pensieri, paure aspettative, voglia di fare qualcosa di grande poter volare una volta nella vita come le aquile lassù fino a toccare le nuvole e provare sensazioni estreme vissute solo per attimi, semplici attimi che non si scorderanno mai più nella vita……
I parenti e gli amici rimasti per salutarci, ci augurano il meglio che ci si possa aspettare da questo progetto; ci salutano, e notiamo piccoli cenni di commozione, ma è giunta l’ora della partenza, al nostro fianco seduto accanto a noi un grande amico, che ci ha condotto fino a questo punto, e ci accompagnerà per tutto il viaggio, lo stesso che anni fà guidò i due discepoli sulla via di Emmaus, una nostra sicurezza una guida.
Il viaggio che ci conduce alla nostra metà, è infinito, ultimata l’Italia, attraversiamo l’Austria, per poi passare l’Ungheria e in fine arrivare alla tanto attesa Romania. Incantato dalle immagini finora affrontate, rimasi ipnotizzato dal paesaggio Rumeno, vaste pianure dove perderci lo sguardo, seguite da colline coperte a chiazze da boschi, semplici colori che danno vita ad uno spettacolo che è il creato. Passiamo attraverso piccoli paesi, molto folcloristici, e iniziamo a vedere la diversità da quello che di solito i nostri occhi vedono, sembra che il tempo si sia fermato,. La stanchezza ci assale, nonostante i turni alla guida, le nostre palpebre iniziano a spingere verso il basso, ma teniamo duro, e fortunatamente, qualcuno è più resistente di altri, e dopo grandi sacrifici raggiungiamo la nostra meta, stanchi ma felici, di poter finalmente dormire un po’.
Portiamo il furgone alla dogana per poter rompere i sigilli, ma i nostri amici doganieri, decidono di intrattenerci un pò, ritardando così il magico momento. Mentre attendiamo, che il furgone venga aperto, incontriamo i ragazzi della chiesa di Onesti, ragazzi che ci hanno seguito per tutta l’avventura, amici che ci hanno dato un valido aiuto, semplici, volenterosi, un amicizia che non si concluderà con il progetto.
Finalmente la dogana decide di togliere i sigilli al furgone, e ci salutiamo con la speranza nel cuore di non rivederci più; un ostacolo è stato affrontato, ora una sola strada, da percorrere per arrivare al nostro obbiettivo, i bambini dei villaggi, che presto incontreremo. Arriviamo al nostro campo base, la chiesa di Onesti, e lì tutti stanno aspettando l’arrivo del furgone, per poter preparare i sacchetti da portare ai piccoli angeli; senza perdere tempo cominciamo, mettendo materiale didattico, dei biscotti o caramelle, e in fine dei giochi, lavoriamo fino a tardi, sono molti i sacchetti da preparare, più di trecento, si fa molto tardi, così decidiamo di fermarci, l’indomani mattina avremmo consegnato i primi sacchetti, la sera, avremmo continuato preparare il restante….
3 Giugno 2004, il furgone si ferma davanti ad un asilo dalle modeste condizioni, scendiamo dai mezzi e percorriamo un vialetto che ci porta alla prima meta, un asilo. I bambini ci guardano come marziani, chiedendosi chi sono quegli strani individui, e cosa sono venuti a fare, la reazione più singolare, quella di un bambino, che piange, ma la maestra lo soccorre immediatamente, ci viene detto quanti maschietti e quante femminucce ci sono, torniamo al furgone, prendiamo i doni, e rientriamo nella piccola aula, lo stupore è leggibile chiaramente sui volti dei piccoli, vengono consegnati i sacchetti, e i bambini incrociano i nostri sguardi e ci sorridono vistosamente, il loro semplice ma efficace modo per ringraziarci. In un attimo il tempo si ferma e a quel punto capiamo fino in fondo,quello che realmente abbiamo portato avanti, le richieste nei vari comitati, l’appoggio chiesto all’A.D.R.A. Italia, i mille viaggi nelle varie chiese che ci hanno aiutato, a tutti i nostri sforzi finalizzati a questo progetto, che nel momento in cui il sacchetto veniva dato nelle mani dei bambini si concludeva, un vortice di emozioni ci stringeva nella sua morsa, facendoci vivere attimi intensi. I bambini felici, e come gesto di gratitudine ci allietano con un “grazie” in italiano, e ce lo dimostrano con abbracci strette di mano, e sorrisi. Arriva il momento di uscire dall’aula, altre scuole ci aspettano. Con molto dispiacere, dopo aver comunicato e giocato con loro li salutiamo e loro ci rispondono in coro: “la revedere” arrivederci, ce ne andiamo con questa speranza. Fuori dalle aule , intanto ci aspettano altri bambini, quelli del secondo turno, perché: nei villaggi le scuole hanno piccole aule, e i bambini sono tanti, quindi si dividono in due turni, quello del mattino e quello del pomeriggio. A questi bambini che impazienti, aspettano di ricevere il sacchetto con i doni, diciamo che torneremo nel pomeriggio e li consegneremo anche a loro, con un pizzico di delusione, ma speranza di poter ricevere presto il dono si allontanano. Portiamo tutti i sacchetti preparati nelle scuole, vediamo tanti volti, riceviamo abbracci baci, da questi bimbi pieni di riconoscenza. I sacchetti sono finiti, ma la nostra guida, Sephora che insegna in una di queste scuole, ci indica delle colline, e ci dice che dietro ci sono altre scuole, altri bambini, ma purtroppo il materiale a nostra disposizione e il tempo non sono dalla nostra parte e per ora non possiamo più fare nulla. Dopo le scuole, la nostra guida ci conduce da alcune famiglie bisognose, preparate le scatole con cibo e alcuni giochi, là dove c’erano bimbi, le andiamo a consegnare, qui ci troviamo davanti a situazioni commoventi, e anche in questo caso, ci sono bambini come protagonisti di queste storie, bimbi malati, lasciati soli, perché i genitori devono lavorare molto, per poter garantire la sopravvivenza della famiglia. commozione di anziani, che vivono con pensioni bassissime, che non finivano di ringraziarci.
Questa è una piccola sintesi di quello che in questo momento porto nel cuore, quando ripenso a quegli attimi vissuti nei villaggi nei dintorni di Onesti, penso a quanto avrei voluto che il tempo si fosse fermato, ma è meglio che quei momenti soggiornino nei miei pensieri, spingendomi a continuare, a portare il mio aiuto sotto qualsiasi forma e a chiunque ne abbia bisogno, Dio ci consiglia di non fermarci, di non stancarci nel fare il bene, e non ci dice questo per scaricare un po’ del suo lavoro, ci dice questo per farci crescere, per migliorare le nostre attitudini, e per cambiare la prospettiva delle cose, per farci vedere il mondo sotto una chiave diversa, piena di colori e forti emozioni. Questa che abbiamo vissuto è solo una piccola esperienza vi invitiamo a provarla non ne rimarrete delusi, garantito.
I G.A.S.: ovvero Giovani Avventisti Sesto e dintorni, sono rappresentati da: D’Agostino Alessandro, Fredda Luca, Morosanu Evald, Minò Emanuele, Scivoletto Gianluca, Minò Emilio. E si sentono in dovere di ringraziare tantissimo, le chiese che hanno sostenuto il progetto ( la nostra che ci ha incoraggiato, la chiesa di Legnano, Bergamo, Torino, Bovisio, Sciacca, Catania, Assaro, Augusta, siamo orgogliosi di appartenere alla chiesa avventista), gli amici e i parenti che ci hanno creduto insieme a noi, l’A.D.R.A. Italia, gli organizzatori del Global Village che ci hanno dato una mano nella raccolta, i Toys center, che ci hanno donato molti giochi, i nostri nuovi amici della chiesa di Onesti, che ci hanno dato una mano nella preparazione e nella distribuzione dei doni, Sephora, la nostra guida preferita, ai bambini che ci hanno regalato momenti magici, al furgone e alla macchina che non ci hanno mai tradito, e soprattutto a Dio che ci ha dato la possibilità di sviluppare questo progetto dandoci la possibilità di metterci in gioco e sfruttare le nostre forze per qualcun altro.
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