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SPECIALE -
Campo Umanitario in Albania

UNA SCUOLA TRA I MONTI ALBANESI
In ogni cosa vi ho mostrato che bisogna venire in aiuto ai deboli lavorando così, e ricordarsi delle parole del Signore Gesù, il quale disse egli stesso: "Vi è più gioia nel dare che nel ricevere". Atti 20:35
Questa avventura comincia ufficialmente a Bari, dove il gruppo dei volontari finalmente si incontra e si imbarca per l’Albania. Dall’Italia partiamo in 14: Daniele Benini, organizzatore e capogruppo, il pastore Petru e sua moglie Veronica da La Spezia, Octavian da Bologna, Alessandro e sua moglie Nèrida, Gianluca e Marco dalla Sicilia, Daniele e Loredana da Roma e oltre a me, Emanuele, Emilio e Alessandro da Milano.
Nel corso del progetto, ci sono nuovi arrivi come Renato di Roma e due ragazzi albanesi, Servet e Oriona, che ci aiuteranno a comunicare con le persone del luogo; ci sono anche due partenze, Daniele Benini e lo stesso Renato che a causa di problemi di salute deve rientrare prima del previsto.
Questo campo non è stato molto fortunato per quanto riguarda la salute dei suoi partecipanti, tra piccoli infortuni e qualche raffreddore la nostra squadra di pronto intervento, composta da Emilio e Loredana, ha potuto fare molta pratica.
Ma andiamo per ordine, al nostro arrivo a Culli Zall la prima cosa che ci colpisce è la bellezza del paesaggio, che avremo modo di visitare nel successivo giorno di riposo.
Il sabato passiamo la mattina in meditazione in mezzo alla natura seduti all’ombra di un albero: è il primo vero momento di condivisione del gruppo e ciò ci permette di prendere un po’ di confidenza gli uni con gli altri.
Il lavoro che il gruppo deve svolgere è principalmente l’isolamento della scuola dalle infiltrazioni d’acqua e la costruzione di un muro di sostegno, internamente si deve realizzare l’impianto elettrico e tinteggiare le pareti.
I primi giorni di lavoro sono i più massacranti, i ragazzi dopo il primo giorno cominciano a perdere la forza e la speranza, il lavoro è troppo duro e sembra di non vederne la fine. Grazie alla fede e alla volontà si è però riusciti a completare la prima fase del lavoro; sottoposto alla fatica e allo sconforto a volte ci sono stati momenti di tensione che però si sono subito risolti.
Oltre ai momenti passati a tavola non ci sono molte occasioni per svagarsi insieme, alcune serate si passano attorno al fuoco da campo, e per questo dobbiamo ringraziare i fuochisti Emilio e Daniele, che in alcune occasioni hanno realizzato dei falò molto suggestivi.
Il lato spirituale non viene molto coltivato a causa della scarsità di tempo da poter passare in comune e soprattutto per la grande stanchezza che ci coglie al termine della giornata. Il gruppo infatti ha modo di cementarsi principalmente durante le ore di lavoro e la mancanza di maggiori occasioni di svago ha un po’ pesato sulla forma fisica e psicologica. La scuola risulta abbastanza isolata dal resto del villaggio, le uniche persone del posto che si ha occasione di incontrare sono gli operai e alcuni bambini che in seguito frequenteranno la scuola. Abbiamo modo di stringere rapporti con il direttore della scuola, Gash, che segue attentamente tutto il lavoro e non perde occasione per dare una mano. Riceviamo anche alcune offerte dal nostro vicino contadino tra cui pannocchie e prugne, e con un signore del posto ci accordiamo per la fornitura giornaliera di pane fatto in casa.
I primi giorni è difficile fare amicizia a causa della barriera linguistica che ci impedisce di comunicare , con il passare del tempo siamo diventati di casa e una maggiore fiducia reciproca ci ha permesso di convivere più facilmente.
Visto l’isolamento della scuola abbiamo quindi avuto poche occasioni di relazionarci con persone diverse da quelle che frequentano il cantiere e forse questo non ci ha permesso di comprendere a fondo la realtà sociale in cui ci siamo inseriti. Solo grazie ad alcune escursioni “fuori porta” nelle città vicine abbiamo potuto osservare alcuni aspetti caratteristici dell’Albania e dei suoi abitanti.
Sono state due settimane intense e per tutto il gruppo il tempo è volato, siamo soddisfatti del lavoro fatto anche se c’è il rammarico di non aver visto conclusa la scuola.
Lasciare l’Albania e le persone che ci hanno accompagnato in questo viaggio lascia un po’ di tristezza, il gruppo ormai ha avuto modo di conoscersi e doversi salutare tra noi dispiace ancora di più.
Torno a casa con qualcosa di nuovo nel cuore, la voglia di fare e la convinzione di poter dare ancora molto, questa avventura mi ha aperto gli occhi e mi ha fatto veramente capire che più si dona più si riceve in cambio.
Beh che dire di più, spero di essere riuscita a trasmettere anche solo una minima parte di quello che è stata questa esperienza, e perchè no di aver messo l’acquolina in bocca a chi ancora non ha sperimentato questo genere di avventura.
Lara Bertoni
Qui puoi scorrere l'album fotografico dell'esperienza vissuta:


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