
Comunicato congiunto da
parte di ADRA Italia e del Dipartimento Gioventù Avventista
dell'UICCA
ADRA e il dipartimento
della Gioventù Avventista
Italiana dal 26 al 28 dicembre 2002 hanno realizzato
delle iniziative di solidarietà nelle
zone terremotate del Molise. Gli articoli
che qui di seguito potete leggere sono l'espressione,
anche se parziale, di quanto si è fatto.
E' volontà sia di ADRA e sia del Dipartimento
della Gioventù Avventista di continuare
il contatto con gli amici molisani. Vi terremo
informati quindi dei nuovi appuntamenti. Nell'attesa,
un caro saluto saluto a tutti coloro che abbiamo
conosciuto a Colletorto, San Giuliano, Campomarino
Lido. Ai ragazzi avventisti l'augurio sincero
che mantengano "viva la scintilla" della
solidarietà autentica.
Franca Zucca
direttore
ADRA Italia
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CRONACA
DI UN CONGRESSO DIVERSO
Circa 120 giovani provenienti da
diverse comunità italiane
si sono ritrovati giovedì sera 26 dicembre
a Marina di Lesina per l'apertura del congresso.
Da subito la parola d'ordine è stata servizio.
Venerdì mattina, dopo l'incontro con l'ospite
Daniel Monachini, tutti a scrivere biglietti d'auguri,
firmare lettere, confezionare regali. Alle 14,30
due pullman, un pulmino e una macchina sono partiti
con destinazione Colletorto. Appena arrivati, ogni
family group si è occupato di consegnare
diverse confezioni di regali "dolci" in
varie zona del paese: sono state contattate così almeno
700 persone. Alcuni giovani, mentre invitavano
i Colletortesi alla manifestazione sotto la tenda
alle 18.30, hanno vissuto momenti particolari con
persone legate da parentela alla famiglie tragicamente
provate di S. Giuliano. In pochi minuti, i nostri
giovani hanno preparato la sala sotto la tenda
e alle 18.00 con mezz'ora d'anticipo era già piena.
Hanno assistito al programma non meno di 400 persone
tra cui una signora di 88 anni, i volontari della
protezione civile e dell'Agesci e il giovane parroco
del paese. Un giornalista presente ha scritto un
articolo per il quotidiano "Il nuovo Molise".
A fine serata, sono stati distribuiti alle famiglie
presenti 140 copie del volume "Stress addio".
Questo pomeriggio diverso, in un paese a 3 km da
S. Giuliano, in mezzo a gente di grande ospitalità,
ci ha commosso e invitato a tornare.
Il sabato la sveglia è in anticipo e la
liturgia diversa dall'abitudine. La comunità si
divide in tre gruppi. Un pullman con 50 GA torna
a Colletorto dove, con il contributo di una chitarra
e di un mimo in piazza, si crea un piccolo evento
e si consegnano altri libri: tanti ascoltano, parlano,
ringraziano. Una delegazione si reca a S. Giuliano
di Puglia: ad attenderla gli assessori Anna e Antonio
che hanno perso i figli nel terremoto. Entrando
nel palazzetto dello sport tutto ci richiama alla
tragedia: le lettere, i doni che continuano ad
arrivare, il comitato permanente dei familiari
delle vittime e alcuni volti dei genitori con cui
parliamo, piangiamo e preghiamo. Parliamo anche
con il vice sindaco e, come d'accordo, consegniamo
454 copie del libro "Stress addio". Lasciamo
S. Giuliano dopo aver reso omaggio al cimitero
e visto il cuore straziato di alcune mamme. Il
terzo gruppo con un altro pullman si reca a Campomarino
Lido, all'Hotel Acquario. Non è il pubblico
della serata precedente; i residenti di una casa
di riposo, i giovani di una casa famiglia per "emarginati",
alcune famiglie di S. Giuliano e altra gente accolgono
il gruppo... è difficile ma non impossibile
trasmettere gioia e speranza. Alla fine, il messaggio
viene accolto da tante persone e tanti volti s'illuminano.
Il congresso scorre velocemente e con la cena spirituale
viviamo dei momenti di condivisione. L'ascolto
delle varie esperienze e i silenzi del non detto
ci fanno assaporare le emozioni di una comunione
diversa, nata sulle colline di una regione quasi
dimenticata. Che strano, non solo ci siamo affezionati
ai Molisani, ma negli ultimi momenti, nei family
groups, si sono vissuti profondi attimi di eternità,
una comunione diversa perché frutto di momenti
diversi.
Daniele Benini
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ANGELI & angeli
Non nascondo il
mio scetticismo sulla data del Congresso: 26-29
dicembre. Mi
dicevo, perplesso,
che non avrei festeggiato né il Natale né la
vigilia di Capodanno. Adesso chiedo venia.
L'esperienza vissuta tra i paesi disastrati del
Molise, avrebbe reso fuori luogo il brindisi del
conto alla rovescia, la camicia griffata da sfoggiare
il 31, la sfilata delle crostate.
Visitare quelle terre che sembravano abbandonate
dagli angeli, ha scosso a sua volta il mio castello
di paure, di problemi risolvibili. E adesso, mentre
le mie scarpe poggiano sul pavimento ben saldo
della stanza, il pensiero vola ancora a quel Sabato
28 Dicembre 2002, a Campomarino, tra gli anonimi
pianerottoli del Residence Nettuno, adibito a dimora
per gli sfollati di S. Giuliano di Puglia. Tra
i gruppi che devono dividersi il compito della
mattinata, c'è pure il nostro, formato da
me, Anna e Christian: dovevamo convincere le persone
a partecipare allo spettacolo mimo-musicale, che
si sarebbe tenuto in una casa di riposo vicina. "Convincere" ...verbo
improprio. Non occorreva forzare proprio nessuno.
Ci aspettavamo di essere sommersi da una marea
di pretesti per non esserci, ma è stato
come se buona parte di loro avesse previsto il
carisma di quei giovani artisti provenienti da
tutta Italia che a breve si sarebbero esibiti;
la bontà di un programma fatto di canti
che avrebbero riscaldato il cuore. Così vi
hanno preso parte, sebbene fosse quasi l'ora di
pranzo. Forse non ci rendevamo conto fino in fondo
che i cioccolatini che donavamo, porta per porta,
non avrebbero colmato certo il loro languore: la
fame di quei fortuiti inquilini non era da maccheroni,
ma andava riempita con la nostra gioia & voglia
di esserci, con i nostri piccoli imput per andare
avanti, probabilmente di circostanza, poiché il
rischio di far danni con le parole era sempre presente.
Questa gente aveva perso tutto, persino le fotografie
che non avrebbero potuto ricostruire, in modo cartaceo,
un passato felice fino a quell'ultimo ottobre.
Già questo mi faceva balenare l'idea di
abbandonare gli scatoloni pieni di dolci pinzati
ai versetti... e tagliare la corda. Ma non avremmo
permesso che la nostra sensazione d'impotenza potesse
tramutarsi in retorica cafoneria. Così,
piano per piano, ci imbattiamo in usci bianchi
e campanelli dal cognome identico... inesistente.
Non ci sono comete bene auguranti né festoni
alle porte. Striderebbero, in una regione che ha
perso le sue piccole stelle. L'assenza degli spioncini
mi fa venire in mente che il terrore di una sciagura
così indelebile, abbia reso vana ogni piccola
fobia, come l'allerta che qualche male intenzionato
avesse potuto agire biecamente; abbia reso inutile
l'antica precauzione di chiedere "Chi è?".
Continuiamo a bussare, continuiamo a parlare, volti
diversi continuano ad aprirci. Non manca l'occasione
per sorridere d'imbarazzo, specie quando Anna mi
corregge puntualmente sul nome del luogo dell'appuntamento.
I vecchietti che ci stanno a sentire e che ci ringraziano "per
quel tanto che facciamo", però, comprendono...e
sorridono pure loro.
Ora è difficile scordare, e non intendo
farlo, le coppie di anziani che si stringevano
al fumo di un caffè. La "competizione" fra
le famiglie che ci invitano ad entrare per chiudere
il cerchio dei commensali. I poster dei calciatori
affissi nelle pareti dei residenti più giovani,
che provano ancora "a giocare agli Italiani".
Difficile azzerare l'immagine che ho fatto subito
mia in quegli istanti.
Un Dio che ci fa sentire importanti, anche quando
crediamo di non essere all'altezza. Che ci fa dire
la parola giusta nel momento in cui serve. Che
ci conduce "lì", nel luogo che
pensavamo non avremmo mai calcato, neppure di passaggio.
Che ci rende simpatici agli occhi altrui, in un
viaggio in cui eravamo convinti di essere inopportuni.
ISMAELE DI MAGGIO
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Bentornato congresso!!!
A due anni dall'ultimo appuntamento
nazionale GA (Lecce 2001), qualcuno temeva che
il giovane
avventista avesse dimenticato quanto sia bello
trascorrere assieme a tanti amici della stessa
fede le ultime ore dell'anno. Serpeggiava uno
strano scetticismo: "Ho sentito dire che
ci sono pochi iscritti..."; "so che
molti vanno a Camaldoli, quindi...". Ma
che il digiuno di due anni (speriamo l'ultimo
così lungo!!) non avesse affatto diminuito "l'appetito" del
GA(Giovane Avventista), lo si è capito
subito, dal primo momento che si è messo
il piede in hotel: questo infatti, era preda
di rumorosi giovani che, per manifestare il proprio
entusiasmo, non rinunciavano a calorosi abbracci
accompagnati da allegri schiamazzi. I decibel
aumentavano ora dopo ora col sopraggiungere dei
nuovi arrivati: chi salutava il "moroso" padovano,
chi la "picciuttedda" sicula, in un
trionfo di dialetti e accenti diversi, che riempivano
ancor più di allegria l'ambiente circostante.
In effetti sono molti coloro che, alla fine del
congresso, sono stati colpiti da questa particolare
atmosfera di familiarità. Milena, per esempio, è una
ragazza di 23 anni proveniente dalla chiesa avventista
di Lugano; pur ammettendo che nei congressi svizzeri
sia presente una maggiore puntualità negli
orari e nell'organizzazione in genere, non riesce
a mascherare il suo entusiasmo nei confronti della
gioventù italiana: "qui (in Italia)
c'è molta più apertura, i ragazzi
sono molto più propensi a socializzare" .
Se poi alla voglia di stare insieme si associa
la realizzazione di un progetto comune, ecco che
il successo è garantito. Il progetto c'è ed è ambizioso:
pretendere di portare una scintilla di speranza
a chi, disperato, ha vissuto lo choc del recente
terremoto del Molise. Pochi, inizialmente, credono
nell'efficacia di questa iniziativa: "si tratterà del
solito concerto in piazza, piacevole da ascoltare,
ma largamente insufficiente per consolare chi ha
perso tutto o quasi...". E invece no!! Come
ricorda Roberto Iannò, "la grande novità di
quest'anno è consistita nel fatto che ognuno
ha dato il suo contributo, tutti hanno avuto un
ruolo". È proprio vero: sin dal primo
incontro del giovedì sera i dirigenti hanno
fatto di tutto per farci capire che facevamo parte
di un'unica grande squadra di 120 componenti, il
cui unico scopo era quello di amare maggiormente
gli altri, facendo loro del bene in maniera concreta.
Ed in effetti tutti, ma proprio tutti siamo stati
coinvolti in questo progetto: tutti abbiamo confezionato
e consegnato alle varie famiglie 800 regali; tutti
siamo scesi in strada per invitare le persone ai
concerti; tutti abbiamo rivolto loro, a voce o
per iscritto, dei messaggi di speranza. Emanuele,
19 anni di Rieti, è uno di quelli che non è sceso
in piazza per cantare o mimare, ma la sua contagiosa
allegria nel contattare e nel coinvolgere le persone
che assistevano ai concerti è stata fondamentale.
Ancora euforico al momento della nostra intervista
afferma: "Vedere tutta questa gioventù proveniente
da tutta Italia cantare, pregare, camminare insieme,
mi fa davvero del bene. Questo congresso è stato
l'apice dei congressi, perché scendere in
piazza e sorridere a chi ha perso tutto è qualcosa
di nobile, un'esperienza toccante".
Eh sì, quando si sta a contatto con chi
soffre, c'è sempre molto da imparare! Tre
giorni sono stati sufficienti per farci comprendere
che le immagini che vediamo impassibili al telegiornale
sono una triste realtà: i volti mesti e
gli sguardi assenti di coloro che avevano vissuto
in prima persona la sciagura, hanno impressionato
molti, ci hanno fatto capire quali siano le terribili
conseguenze dell'opera del nostro avversario. Rossella,
25 anni di Mazara del Vallo (TP), ammette: "Sì,
vedevo in tv queste situazioni, che vivevo in maniera
distaccata; ora ho deciso di pregare regolarmente
per loro. Anche se non le vedo, so che ci sono
persone che soffrono".
Colpiti dalla cruda realtà, molti di noi
si sentivano imbarazzati nel porgere un messaggio
di gioia e speranza: sembrava quasi una mancanza
di rispetto nei confronti di chi aveva perso dei
cari; il nostro piccolo contributo appariva inefficace,
quasi banale: temevamo di disturbare con questo
nostro atteggiamento da "buon samaritano".
Invece ci siamo trovati di fronte ad un'altra sorpresa,
la più bella forse: le persone che ci stavano
davanti erano commosse e inspiegabilmente riconoscenti
per quel poco che facevamo. Contro ogni previsione,
erano molti coloro che si rifiutavano di attribuire
a Dio la colpa e la responsabilità delle
proprie sciagure, e molti erano assetati di speranza:
si avvertiva nell'aria un gran desiderio di sentir
parlare di una bella notizia. Anche a Colletorto,
dove il terremoto si è fatto sentire senza
però procurare vittime, siamo stati accolti
con grande calore; lo stesso Emanuele racconta: "Nonostante
all'inizio fossi titubante, ho deciso di essere
me stesso... molti i momenti belli, ma quello più significativo
l’ho vissuto insieme ad una signora che tentava
di battere le mani, ma non ci riusciva a causa
della sua malattia; il suo entusiasmo era comunque
testimoniato dalle sue lacrime di commozione".
Molti dei cittadini si sono seriamente rammaricati
del fatto che non potevano renderci il contraccambio:
a niente sono valsi i ripetuti tentativi di trattenere
a pranzo alcuni dei nostri!
Devo ammettere che non mi ricordavo quanto fosse
bello fare del bene a delle persone: la gioia per
le esperienze vissute era così intensa e
diffusa che abbiamo trascorso i momenti del sabato
sera a raccontarci quanto ci era accaduto in giornata;
sono pochi coloro che hanno avvertito la nostalgia
per la classica serata ricreativa, anzi, la sensazione
di molti, tra cui Alessia, 16 anni di Roma, è che "qualche
giorno in più sarebbe stato più utile
per presentare dei programmi meno improvvisati".
In tutti i casi, la totalità dei congressisti
sembrava d'accordo nell'apprezzare il rinnovato "gemellaggio" concretizzatosi
tra il dipartimento GA e ADRA; c'è anche
una gran voglia di dare un seguito a questa scintilla.
Claudia, 20 anni di Lentini (SR), ricorda come
sia importante vivere ogni sabato "col sorriso
sulle labbra, perché Dio, malgrado certe
apparenze, non è un'utopia, ma la realtà".
Tale gioia, che sulle labbra di Claudia è molto
percepibile, il più delle volte svanisce
come un sogno al risveglio nel momento in cui si
ritorna nelle nostre comunità: occorre grande
forza di volontà per resistere nell'ottimismo
e per coinvolgere chi certi momenti non li ha vissuti.
Vincenzo, 37 anni di Potenza, è uno di quei
veterani che i congressi li frequentano da sempre,
e da sempre assistono a nuove manifestazioni d'entusiasmo
da parte dei dirigenti e dei giovani di turno;
spesso si tratta di fuochi di paglia destinati
ad estinguersi rapidamente: "le partenze sono
tutte uguali e diverse, non sappiamo che esito
avrà quella di quest'anno. Una cosa è certa:
per non perdere l'entusiasmo occorre anche molta
costanza: ognuno deve fare da motorino nella propria
comunità". Già, abbiamo tutti
constatato che siamo in tanti a desiderare una
chiesa più unita e attenta ai bisogni di
chi soffre; abbiamo inoltre potuto apprezzare come
sia relativamente facile fare felice una persona:
a volte è sufficiente dedicarle un po' d'attenzione
tramite delle parole affettuose o semplicemente
un sorriso. Il Dipartimento GA farà senz'altro
di tutto, tramite le sue strategie, affinché l'esperienza
pugliese possa non restare un isolato episodio;
come dice sempre Roberto Iannò, "io
non credo nelle vetrine ma nei laboratori: occorre
assecondare senza ansie questa riforma che proviene
dal basso". Senza ansie, giusto! Occorre essere
prudenti, e, come fa presente Marco, 20 anni di
Bari, "forse dovremmo smetterla di organizzare
strategie da sogno, rischiando di perdere di vista
le reali possibilità dei giovani: a volte
perfino l'improvvisazione ha dei risultati migliori;
come al solito, occorre essere equilibrati".
E allora lasciamo che Gesù ci faccia comprendere
quali siano le nostre "reali possibilità",
sia a livello personale, sia dal punto di vista
comunitario. Non perdiamo questa occasione soffocando
la scintilla prodottasi, ma impegniamoci in prima
persona per una chiesa più viva, ricordando
che occorre una dedizione costante, quotidiana,
per ottenere dei risultati. L'esperienza vissuta
in occasione di questo congresso ci ha ricordato
che, nel nostro piccolo, possiamo essere degli
strumenti per migliorare la realtà attorno
a noi: non occorre essere Lutero per essere dei
riformatori...
Daniele Pispisa
e Damaris La Montanara
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